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Sarà una bella società

Sarà una bella società

Testo di Edmondo Berselli - Musiche di Shel Shapiro - Regia di Ruggero Cara

Raccontare la storia di alcune generazioni, con lo strumento popolare delle canzoni, e con la voce e il volto di un protagonista che si presenta sul palcoscenico a evocare una storia con la sua stessa presenza: la voce, la chitarra, l’immagine anche fisica di Shel Shapiro rappresentano un esercizio mentale irresistibile, che serve per recuperare il clima di un’epoca, lo spirito del tempo, l’intera psicologia di chi ha attraversato i decenni dai primi anni Sessanta in poi.

Già, i Sessanta sono un decennio “seminale”, in cui sembra essersi concentrata una creatività, una energia sociale, ma anche intellettuale, culturale, comportamentale, davvero irripetibile. Se pensiamo all’America di Bob Dylan, a una voce mai sentita prima che annuncia il tempo nuovo, che investe i grandi raduni civili e politici dell’età kennediana e post-kennediana, abbiamo una fotografia suggestiva del cambiamento. Ma prima dobbiamo avvertire anche l’eco delle canzoni e del surf dei Beach Boys, e subito dopo gettare uno sguardo sull’epoca in cui i festival e i grandi raduni raccolgono il mondo giovane, i beatnik, gli hippie, a Newport come a Woodstock. Peace and Love, pace e amore, nel fango di Woodstock. E qualche anno prima la ballata elettrica e dolente di Dylan, «a hard rain’s gonna fall».

È la grande società che richiama inesorabilmente le note di The Way we Were, Barbra Streisand e Robert Redford come campioni ancora ingenui della rivoluzione democratica, quando non eravamo così cinici, e la politica era una speranza che davvero «the times, they are a-changin’», e che il mondo potesse veramente avere una svolta. Ma nello stesso tempo dobbiamo anche pensare all’Europa e all’Italia di allora. All’Inghilterra delle “cavern”, in cui emergono i “complessi”, oggi diremmo le “band”, che trasformano radicalmente il modo di fare musica e di stare insieme. Nell’immaginario musicale esplode il suono distorto del riff di Satisfaction, i Beatles impongono una specie di rivoluzione, in cui si sperimenta tutto. E intorno a loro, ai fondatori della musica nuova, si affollano i grandi epigoni, gli eredi del blues, gli Animals di Eric Burdon, i Them, gli Who.

Sullo sfondo di un mutamento impressionante, una società per molti versi “ingenua” sperimenta intanto per la prima volta il benessere di massa. E aspetta qualcosa. Anche in un’Italia che esce a fatica dalla sua arretratezza, cambiano le parole e le note, tira un’aria nuova, i simboli si svecchiano, le star cambiano volto. Va da sé che l’ambiente culturale e politico aspetta una rottura, che arriverà puntuale con il maggio francese e con il Sessantotto; ma prima ancora che sul piano politico la “rivoluzione” avviene nei comportamenti, nelle mode, nei pensieri collettivi. Si vede una metamorfosi nel paesaggio umano. Cambia l’abbigliamento, si modificano in modo impressionante i comportamenti fra adulti e giovani, e le relazioni fra ragazzi e ragazze, l’eros guadagna stili nuovi: «Sapore di sale, sapore di mare, che hai sulle labbra, che hai sulla pelle». Si tratta di un cambiamento a suo modo “politico”, ma in primo piano ci sono le emozioni, le suggestioni, c’è la sensazione che si stiano aprendo possibilità inedite...
Edmondo Berselli

Sarà una bella società ("Sarà una bella società, fondata sulla libertà, però spiegateci perchè, se non pensiamo come voi, ci disprezzate, come mai. Ma che colpa abbiamo noi..", testo italiano di Mogol") realizza un piccolo sogno a occhi e orecchie aperti: ripercorrere a suon di musica la crescita di una nazione, l'esplosione dei movimenti giovanili, l'apparizione di alcuni simboli generazionali diventati poi pietre miliari del nostro immaginario. Una sola persona poteva essere il cantore ideale di questa grande idea di Edmondo Berselli e quella persona è Shel Shapiro, amata icona beat, irretibile evocatore del sentimento del tempo.
Aldo Grasso

Da qualche parte del GUP, il Grande Universo Percettivo, prima ancora che una persona, Shel è innanzitutto un suono. E come tutti i suoni può essere giudicato e capito nelle sue qualità essenziali. "Shel" è un bel suono. Fa già piacere pronunciarlo: Shel, Shel Shapiro, un nome magnifico, va detto, di quelli che un narratore sarebbe felice di inventare per un suo personaggio. Edmondo Berselli, almeno questo, se l'è trovato già bell'e pronto. Un nome dal quale fa piacere tirare fuori una bella storia. E, anche se in teoria i nomi dovrebbero essere liberi da ogni schiavitù semantica, quel nome possiede un riverbero forte, si porta dentro un oceano di sorrisi, di scintille elettriche, di melodie cantate con un italiano improbabile, ma allo stesso tempo da manuale: il perfetto italiano beat.
Gino Castaldo